Intervista : Emanuela Padoan, co-fondatrice di Glamping Canonici

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EmanuelaPadoan_GlampingCanonici

Oggi nella rubrica delle interviste qui su myGlamping.it andiamo a parlare con una persona davvero importante per il turismo esperienziale e glamping in Italia. La potremmo definire una vera e propria pioniera del glamping. Oggi intervistiamo Emanuela Padoan, co-owner del Glamping Canonici di San Marco, una tra le primissime strutture glamping apparse in Italia ed Europa. I Canonici, è un’oasi di pace nella campagna veneta. Un luogo che non è solo una struttura ricettiva, ma una vera e propria icona. Abbiamo avuto l’opportunità di visitarlo nel 2021.

Trovate l’articolo che scrivemmo qualche anno fa a questo link : https://myglamping.it/glamping-canonici-di-san-marco-esperienza-romantica-vicino-venezia/ e qui https://myglamping.it/glamping-canonici-di-san-marco-luxury-glamping-vicino-venezia/

1. Ciao Emanuela, grazie per essere qui su myGlamping.it , potresti presentarti brevemente e raccontare ai nostri lettori che ancora non ti conoscono chi sei e la tua storia nel turismo ?

Grazie a voi. La mia storia nel turismo, in realtà, non nasce dal turismo.

Ho una formazione giuridica e un passato professionale nel settore legale, con una lunga esperienza al fianco di Istituti di credito, quindi sono arrivata all’ospitalità seguendo un percorso tutt’altro che lineare. Forse proprio per questo, quando ho iniziato, non avevo molti modelli da rispettare né schemi prestabiliti ai quali adeguarmi.

Il Glamping Canonici di San Marco ( https://www.glampingcanonici.com/ ) nasce nel 2009 nella campagna veneta, vicino a Venezia, a partire da un’intuizione molto semplice: immaginare un modo diverso di stare nella natura senza rinunciare alla bellezza, al comfort e alla cura dei dettagli.

Da quella prima esperienza è nato un percorso che mi ha portata negli anni a occuparmi sempre più profondamente di hospitality, sia in Italia sia a Bali, dove abbiamo poi realizzato Sandat Glamping Tents ( https://www.glampingsandat.com/ ) . Credo che il filo conduttore sia sempre stato lo stesso: creare luoghi con un’identità precisa. Non semplicemente posti in cui dormire, ma luoghi capaci di suscitare emozioni e di restare nella memoria di chi li vive.

2. Il Glamping Canonici di San Marco è universalmente riconosciuto come il primo glamping nato in Italia. Come è nata questa intuizione? Cosa vi ha spinto, in un’epoca in cui questo concetto non esisteva ancora, a partire con questa attività?

La cosa curiosa è che, quando abbiamo cominciato, pensavamo di rispondere a un desiderio tutto nostro: vivere la natura da vicino senza rinunciare al comfort. Solo dopo abbiamo scoperto che quella stessa esigenza era già condivisa altrove e aveva persino un nome: “glamping”, un termine che pare abbia iniziato a circolare proprio intorno al 2005 in Gran Bretagna.

L’idea nasce alcuni anni prima dell’apertura, intorno al 2006, osservando ciò che stava accadendo fuori dall’Italia. Mi affascinavano soprattutto alcuni campi tendati africani : luoghi nei quali la tenda non significava necessariamente rinuncia, precarietà o campeggio tradizionale, ma poteva diventare uno spazio estremamente raffinato e immersivo. Cominciammo una ricerca che allora era molto più complicata di quanto possa sembrare oggi.

Non esistevano fornitori italiani specializzati, non c’erano fiere dedicate al glamping, non c’erano migliaia di immagini su Instagram da cui prendere ispirazione. Arrivammo così a Exclusive Tents e al nostro caro amico Paul, con il quale iniziò una collaborazione quasi pionieristica anche dal punto di vista pratico. Tuttoggi sono loro Ambassador per Italia e Indonesia. 

La prima tenda venne montata nel grande terreno della mia abitazione, seguendo indicazioni, fotografie ed email a distanza. Era davvero un esperimento. Quando nel 2009 aprì il Canonici, in Italia non esisteva ancora un mercato del glamping. Non stavamo quindi cercando di intercettare una tendenza: stavamo semplicemente costruendo il luogo nel quale noi per primi avremmo desiderato soggiornare.Con il senno di poi, credo che proprio questa sia stata la carta vincente.

3. Oggi il glamping è un fenomeno globale. Come credi sia cambiato il profilo del vostro ospite in tutti questi anni ( se è cambiato )? Cosa credi che cerchi oggi chi sceglie una vacanza nel lusso a contatto con la natura?

Il pubblico è certamente diventato più consapevole e, di conseguenza, più esigente. Nel 2009 molti arrivavano al Glamping Canonici soprattutto per curiosità, perché il concetto stesso di glamping era ancora quasi sconosciuto. Le domande erano spesso molto spontanee, a volte quasi ingenue: “Ma se piove entra l’acqua?”, “Dobbiamo portare le lenzuola?”, “Il bagno è dentro la tenda?”, “Di notte fa freddo?”, “Ci sono le prese elettriche?”.

Erano domande che oggi fanno sorridere, ma raccontano bene quanto fosse nuovo quel modo di intendere il soggiorno nella natura. Oggi il glamping è conosciuto, fotografato, raccontato e presente in moltissimi paesi. L’effetto sorpresa legato semplicemente alla tenda non basta più: l’ospite sa cosa aspettarsi e, proprio per questo, cerca molto di più.

La cosa più bella è che moltissimi ospiti tornano, anche più volte nello stesso anno. Questo significa che soggiornare in un glamping non è più dettato soltanto dalla curiosità di provare un’esperienza insolita, ma è diventato per molti un vero e proprio modo di vivere la vacanza: più vicino alla natura, più libero, più intimo, senza rinunciare al comfort.

Ed è un bene.

Chi sceglie oggi questo tipo di ospitalità cerca qualcosa di più complesso: natura, certo, ma anche privacy, silenzio, autenticità, qualità del sonno, bellezza, buon cibo, rapporto con il territorio. E soprattutto cerca ” tempo “, tempo per rallentare, per restare in un luogo senza sentirsi obbligati a “fare”: In un’epoca in cui tutto sembra chiedere velocità e attenzione continua, forse il vero lusso è proprio questo: potersi riappropriare del proprio tempo e decidere come viverlo.

Penso che il vero lusso contemporaneo abbia sempre meno a che fare con l’ostentazione e sempre più con ciò che è diventato raro: spazio, quiete, attenzione, libertà dal rumore e dalla fretta. Per questo non credo che basti più offrire un alloggio insolito. L’ospite distingue molto rapidamente ciò che nasce da un progetto coerente da ciò che è semplicemente scenografico.

4. Guardando al percorso fatto, dagli inizi sino ad oggi, c’è un momento o un insegnamento particolare che ti ha segnata di più in questa avventura imprenditoriale?

Uno degli insegnamenti più importanti è stato capire che non bisogna avere fretta di definire tutto subito. Il Canonici è cresciuto per tappe, quasi seguendo un ritmo proprio: prima le tende, poi le camere, poi il recupero di nuovi spazi. Ogni scelta è arrivata quando ci sembrava davvero necessaria e coerente con ciò che stavamo diventando. Se dovessi riassumere tutto in una lezione direi questa: non sempre bisogna correre per crescere. A volte bisogna avere la capacità di osservare, aspettare e lasciare che sia il progetto stesso a indicarti la direzione.

Ho imparato anche un’altra cosa: essere i primi è interessante, ma non costituisce una rendita. Il mercato prima o poi ti raggiunge. A quel punto non conta più essere arrivati per primi; conta essere rimasti curiosi, continuare a migliorare e avere abbastanza identità da non dover inseguire ciò che fanno gli altri. Forse è questo l’insegnamento più importante che porto con me.

5. In che modo la tradizione veneta e la vicinanza a Venezia si sono fuse con l’ immaginario dei safari africani e dei campi tendati asiatici a cui vi siete ispirati?

Non abbiamo mai voluto ricostruire un piccolo pezzo d’Africa nella campagna veneta. Sarebbe stato artificiale. Dell’immaginario dei safari camp ci interessava soprattutto il principio: vivere il paesaggio senza costruire una barriera tra sé e la natura, pur conservando comfort, eleganza e qualità dell’ospitalità. Poi però quel principio doveva diventare nostro.

Da oltre dodici anni il Canonici ha trovato sede nel contesto della seicentesca Villa Pomai Muneratti, di proprietà del mio socio Alessandro. Occupa le barchesse e una parte del grande parco, tra alberi maturi, giardini e campi coltivati che raccontano il paesaggio dell’entroterra della laguna veneta: una campagna quieta, fatta di ville, corsi d’acqua, strade minori e orizzonti agricoli, a pochi chilometri da Venezia.

Ed è proprio qui che si è creato l’incontro tra mondi apparentemente lontani. Dai safari africani e dai campi tendati asiatici abbiamo preso l’idea di un’ospitalità capace di avvicinare molto alla natura, mantenendo comfort ed eleganza. Ma tutto il resto doveva parlare veneto: il paesaggio, l’architettura, i materiali, gli arredi, il rapporto con la storia del luogo. Venezia è vicinissima, non solo geograficamente ma culturalmente, e questa sua presenza si avverte nel gusto, nella misura, nella ricerca della bellezza.

Per noi è stato importante anche che il progetto diventasse uno strumento di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio architettonico veneto. Le barchesse non sono state trasformate per cancellarne la storia, ma recuperate con rispetto, mantenendo i segni del tempo e dando loro nuove funzioni. Credo molto nell’idea che il modo migliore per conservare certi luoghi sia continuare a farli vivere. Non abbiamo quindi cercato di ricreare un altrove esotico nella campagna veneta: abbiamo preso un’idea nata lontano e l’abbiamo lasciata mettere radici qui.

Credo che proprio da questo incontro sia nata l’identità del Canonici. L’ispirazione può arrivare da molto lontano. Ma per diventare autentica deve, a un certo punto, mettere radici nel luogo in cui si trova.

6. Negli ultimi anni la parola “glamping” è diventata di moda e l’offerta si è moltiplicata, talvolta con proposte improvvisate. Come ci si difende dall’omologazione e come si mantiene la leadership di qualità quando si è stati i primi?

Credo innanzitutto che l’aumento dell’offerta sia un fatto positivo: significa che quel modello di ospitalità, che molti anni fa sembrava quasi incomprensibile, è entrato stabilmente nell’immaginario del viaggiatore. Il rischio, naturalmente, è che una parola di successo finisca per essere utilizzata come un’etichetta.

Oggi “glamping” viene applicato a strutture molto diverse tra loro. Ma una tenda, una vasca freestanding o qualche elemento decorativo non trasformano automaticamente un luogo in un’esperienza glamping. Per me il punto è la coerenza del progetto.

Architettura leggera, paesaggio, sostenibilità, interior design, servizio, privacy, rapporto con il territorio: tutto deve parlare la stessa lingua. Quanto alla leadership, non credo si mantenga dichiarandola. Si mantiene continuando a lavorare. Essere stati pionieri fa parte della nostra storia. Ma ciò che conta è meritare ancora oggi la fiducia degli ospiti.

7. Di recente avete inaugurato “Canonici Events”, una società dedicata alla gestione di eventi. Cosa vi ha spinto a compiere questo passo e ad ampliare la vostra offerta oltre il semplice soggiorno? Come riuscite a separare l’hospitality dagli eventi affinché nessuno dei due danneggi l’altro ?

Canonici Events ( https://www.glampingcanonici.com/en/weddings-and-events/ ) è nato quando abbiamo capito che alcuni, suggestivi spazi della tenuta, recuperati e restituiti a nuova vita, potevano accogliere occasioni diverse: matrimoni, incontri aziendali, shooting, eventi culturali, retreat. È stata quindi un’evoluzione del luogo prima ancora che un ampliamento dell’offerta.

La sfida, però, era molto chiara: far convivere queste attività senza alterare l’esperienza di chi soggiorna al Canonici. Per questo non accettiamo eventi in modo indiscriminato. Valutiamo ogni volta se, per dimensioni, orari e caratteristiche, possano essere compatibili con la presenza degli ospiti. Quando non lo sono, la soluzione è riservare l’intera struttura all’evento.

Questo ci permette di mantenere separate, ma non distanti, le due anime del progetto. Da una parte l’ospitalità, che continua a fondarsi su silenzio, privacy e ritmi lenti; dall’altra gli eventi, che possono abitare spazi specificamente recuperati e pensati per accoglierli. Più che aggiungere una nuova attività, abbiamo cercato di dare nuove possibilità al luogo senza snaturarlo. Per noi il punto è proprio questo: farlo evolvere, senza perdere ciò che lo rende riconoscibile.

8. Dopo essere stati i pionieri in Italia, come vede l’evoluzione del settore del glamping? Quali sono, secondo voi, le sfide e le opportunità future per questo tipo di ospitalità?

Credo che il glamping stia entrando in una fase molto interessante: non è più una novità, ma un vero segmento dell’ospitalità outdoor, sempre più strutturato. La sfida, a mio avviso, sarà proprio questa: non confondere la crescita con la standardizzazione. 

Più il glamping si diffonde, più aumenta il rischio che venga ridotto a una formula estetica replicabile ovunque. Ma chi sceglie oggi questo tipo di vacanza cerca sempre meno “la tenda bella” e sempre più un’esperienza coerente: natura, privacy, benessere, autenticità, qualità del progetto e rapporto con il luogo.

Vedo poi crescere molto il tema del benessere, ma in una forma meno costruita rispetto al passato. Non necessariamente programmi fitti di attività, quanto piuttosto la possibilità di rallentare, stare all’aperto, dormire bene, camminare, ritrovare silenzio e semplicità. L’opportunità più grande, secondo me, è che il glamping possa diventare uno dei modi più contemporanei di fare ospitalità: con meno costruito, più paesaggio, maggiore attenzione al territorio e un lusso sempre meno ostentato. La sfida sarà riuscire a crescere senza perdere proprio ciò che lo ha reso interessante all’inizio.

9. Pensate che la vostra struttura possa cambiare da qui a 5 anni anche in funzione di un possibile cambiamento della domanda ?

Certamente cambierà. Mi preoccuperei del contrario. Ma cambiare non significa necessariamente diventare più grandi.

Negli ultimi anni il turismo ci ha insegnato che crescere non coincide sempre con l’aumentare il numero delle camere o dei posti letto. In alcuni casi significa aumentare la qualità, le esperienze, gli spazi lasciati liberi, il tempo dedicato alle persone. Il Canonici ha una dimensione volutamente intima e credo che questa sia una parte importante del suo valore.

Immagino quindi un’evoluzione più qualitativa che quantitativa: maggiore attenzione al benessere, alla cultura, alla natura, alle esperienze legate al territorio e a forme di ospitalità sempre più personalizzate. Naturalmente osserveremo la domanda, come abbiamo sempre fatto. Ma penso ci sia una differenza importante tra ascoltare il mercato e farsi dettare dal mercato ciò che bisogna diventare. Vorrei continuare a fare la prima cosa :)

10. Per concludere, quale consiglio daresti ad un giovane imprenditore/imprenditrice che desidera oggi creare un format ricettivo innovativo e fuori dagli schemi tradizionali in Italia? Potrebbe essere interessante guardare cosa gli altri fanno all’estero ?

Direi innanzitutto: guardate moltissimo fuori dall’Italia. Viaggiate, osservate, studiate modelli lontani dal vostro, anche quelli che apparentemente non hanno nulla a che vedere con il progetto che volete realizzare.

Noi lo abbiamo fatto quando in Italia il glamping praticamente non esisteva, e quell’apertura verso ciò che accadeva altrove è stata fondamentale. Ma aggiungerei immediatamente una seconda raccomandazione: non copiate.

C’è una differenza enorme tra ispirarsi e replicare. Le idee più interessanti spesso nascono prendendo qualcosa visto molto lontano e traducendolo nella cultura, nel paesaggio e nella sensibilità del luogo in cui ci troviamo.

E poi consiglierei di non partire dalla domanda: “Che cosa funziona oggi?”. È una domanda pericolosa, perché ciò che oggi è di moda potrebbe essere già vecchio quando il progetto sarà terminato.

Meglio chiedersi: “Che cosa manca? Che cosa vorrei trovare io e che ancora non esiste?” Nel nostro caso, nel 2009, la risposta è stata una tenda nella campagna veneta. Sembrava una scelta piuttosto insolita.

A volte è un buon segno.


Ringraziamo veramente il tempo che ci ha dedicato Emanuela in questa favolosa intervista ( forse una tra le più belle pubblicate qui per adesso ) e per l’enorme mole di spunti che ci ha regalato grazie anche alla sua esperienza nel settore. Speriamo infatti che possa essere di consiglio e spunto a tante altre persone che vogliono “buttarsi” nel turismo open air e si vogliano mettere alla prova in questo mercato, sempre in continuo cambiamento.

Potete seguire Emanuela Padoan su linkedin a questo indirizzo : https://www.linkedin.com/in/emanuela-padoan-5b718035/

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